L’Unione europea compie un passo decisivo verso il superamento della sperimentazione animale per i prodotti detergenti destinati all’uso domestico. L’intesa raggiunta tra Parlamento e Consiglio dell’UE punta a introdurre, entro la metà del 2029, un divieto effettivo dei test sugli animali per questa categoria di prodotti chimici largamente diffusi nella quotidianità.
Si tratta di una svolta attesa da anni dall’Associazione Animalisti Italiani che tuttavia invita alla prudenza. L’esperienza maturata nel settore cosmetico dimostra infatti come, accanto ai divieti formali, possano permanere margini di deroga legati alla normativa sulle sostanze chimiche, in particolare al regolamento REACH, che consente sperimentazioni su ingredienti registrati per altre finalità.
Il precedente normativo più rilevante resta il Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui cosmetici, che ha progressivamente vietato sia la sperimentazione animale sia la commercializzazione nell’UE di prodotti sviluppati attraverso tali pratiche. Nonostante ciò, alcune disposizioni hanno lasciato spazio a interpretazioni e applicazioni che hanno consentito test su specifici componenti chimici impiegati anche in altri ambiti industriali.
Per i detergenti, oggi tra i prodotti più utilizzati nelle abitazioni europee, l’obiettivo dichiarato è quello di colmare definitivamente queste lacune, favorendo la sostituzione dei test animali con metodi alternativi scientificamente validati e già disponibili in numerosi settori.
“È un passaggio storico che riconosce finalmente l’urgenza di superare una pratica non più giustificabile né sul piano etico né su quello scientifico”, dichiara l’Associazione Animalisti Italiani. “Tuttavia vigileremo affinché il divieto non venga svuotato da eccezioni che rischiano di riproporre quanto già visto in passato”.
Sulla stessa linea Carmine De Nuzzo, Membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Animalisti Italiani: “Il 2029 deve rappresentare un punto di arrivo concreto e non una tappa intermedia. Le alternative ai test sugli animali esistono, sono riconosciute dalla comunità scientifica e devono diventare lo standard obbligatorio per l’intero comparto”.
L’accordo europeo risponde alle istanze di cittadini e organizzazioni che da tempo chiedono una revisione coerente della normativa in materia di sostanze chimiche e tutela animale. La sfida ora sarà tradurre l’impegno politico in un regolamento chiaro, senza scappatoie, capace di garantire una transizione reale verso modelli di ricerca e produzione rispettosi della vita animale e fondati su innovazione e rigore scientifico.