Il 15 febbraio 2026, noi Animalisti Italiani insieme a molti attivisti, associazioni e cittadini abbiamo affollato la piazza antistante la Procura di Rieti per un presidio che ha acceso i riflettori sulle condizioni disumane dei circa trecento cani di razza Siberian Husky detenuti nell’allevamento di Ponzano Romano, nel Lazio. L’iniziativa, promossa dal Collettivo Voce Animale, ha visto la partecipazione di numerosi gruppi animalisti e personaggi pubblici, tra cui l’Avvocato David Zanforlini e rappresentanti di Animalisti Italiani, Vita da Cani, OIPA, LNDC, LEAL, LAV, Aida&A OdV, Animalinsieme Onlus, Animal Liberation, Gloria Cossio Di Codroipo, le attrici Daniela Poggi e Loredana Cannata.
La mobilitazione, giunta dopo anni di segnalazioni inascoltate e promesse non mantenute, ha avuto come obiettivo quello di sollecitare le istituzioni a prendere posizione sulla situazione drammatica degli husky, chiedendo risposte chiare e azioni concrete per il loro salvataggio.
Un dramma che dura da anni
L’odissea dei cani di Ponzano Romano è iniziata nel 2021, quando, a seguito di una segnalazione, i Carabinieri e i Forestali scoprirono 110 cani rinchiusi in gabbie in pessime condizioni igieniche e sanitarie. Nonostante l’evidente degrado, il processo venne archiviato, lasciando i cani nel limbo di un’esistenza di sofferenza. Da allora, le segnalazioni si sono susseguite senza che le autorità intervenissero in modo risolutivo. A novembre 2024, la denuncia di Gloria Cossio Di Codroipo, storica attivista animalista, ha riacceso i riflettori sul caso. Un nuovo sopralluogo, a febbraio 2025, ha rilevato che il numero dei cani detenuti nell’allevamento era addirittura aumentato, portando la situazione a livelli critici. Nonostante la richiesta di sequestro avanzata dalle autorità, i cani sono rimasti nelle mani dell’allevatore.
Una lotta per la giustizia e il rispetto dei diritti animali
Durante il presidio, gli attivisti hanno espresso tutta la loro indignazione per un caso che sembra non avere fine. La richiesta è chiara: il rispetto dei diritti degli animali, che non possono più essere ignorati. “Le segnalazioni alle autorità – affermano gli organizzatori – si sono susseguite per mesi, ma ad oggi nulla è cambiato. Siamo qui per dare voce a chi non ne ha”. La rabbia e la frustrazione di chi ha assistito in prima persona al crescente numero di denunce e sopralluoghi senza esito sono palpabili.
Secondo l’Avvocato David Zanforlini, che ha preso parte alla difesa degli animali insieme ad altre organizzazioni, il maltrattamento è un reato che deve essere punito: “Il maltrattamento è un reato istantaneo e ha effetti permanenti. Non importa se il proprietario dell’allevamento ha giustificato la sofferenza dei cani con la propria assenza dovuta a motivi di salute. La legge è chiara e non doveva essere archiviato il caso. La Procura ha il dovere di intervenire, e oggi, con un numero di cani quasi triplicato, è necessario prendere decisioni urgenti”.
Le istituzioni chiamate a rispondere
Le azioni delle autorità locali, del Comune di Ponzano Romano e della ASL 4 di Roma sono finite nel mirino degli attivisti, che denunciano l’assenza di risposte alle loro richieste di chiarimento. Inoltre, le interpellanze parlamentari da parte degli Onorevoli Patrizia Prestipino, Manfredi Potenti e Filiberto Zaratti non hanno portato a nessun cambiamento tangibile nella gestione della situazione.
Le autorità hanno effettuato ulteriori sopralluoghi il 25 gennaio 2026, ma al momento non sono stati resi noti i risultati delle indagini. Gli Animalisti Italiani chiedono che la Procura di Rieti faccia chiarezza sugli accertamenti in corso e disponga finalmente il sequestro definitivo degli animali, che devono essere affidati a strutture adeguate per garantirne la cura e il benessere.
Un impegno che non si ferma
La presenza di così tanti gruppi animalisti e cittadini davanti alla Procura è il segno che il movimento per i diritti degli animali è più forte che mai e che la battaglia per la giustizia e la dignità degli husky di Ponzano Romano non finirà fino a quando ogni singolo cane non avrà ricevuto il rispetto e la cura che merita.
Questo presidio non è solo un momento di protesta, ma un grido di speranza per tutti gli animali che vivono in condizioni di maltrattamento e abbandono. La loro lotta è anche la nostra.




