Roma – Un passo atteso da anni torna al centro del dibattito pubblico: alla Camera dei Deputati sono approdate due proposte di legge che puntano a vietare definitivamente la macellazione di cavalli, asini e altri equidi, riconoscendoli come animali da affezione.
Le iniziative legislative, presentate l’8 gennaio 2025 dalle parlamentari Susanna Cherchi (Movimento 5 Stelle), Luana Zanella (Alleanza Verdi e Sinistra) e Michela Brambilla (Noi Moderati), segnano l’avvio di un iter parlamentare che potrebbe portare, dal febbraio 2026, a una svolta storica per la tutela animale in Italia.
Walter Caporale, Presidente degli Animalisti Italiani, dichiara: “Così come abbiamo superato certe culture e tradizioni che si basavano sullo sfruttamento e prevaricazione di donne e bambini, come anche la schiavitù e la tortura, alle soglie del terzo millennio dobbiamo comprendere che gli animali non sono cibo, in quanto esseri senzienti. L’approvazione della proposta di legge sul divieto di consumo di carne sarebbe una svolta epocale che auspichiamo diventi realtà al più presto possibile”.
Cosa cambierebbe
Il testo prevede pene severe – reclusione e sanzioni economiche rilevanti – per chi alleva equidi destinati alla macellazione, con aggravanti in caso di commercializzazione delle carni. Entro due mesi dall’eventuale entrata in vigore, tutti gli equidi dovrebbero essere registrati come “non destinati alla produzione alimentare”, attraverso un sistema anagrafico con microchip dedicato.
Non solo: è previsto un fondo pluriennale per accompagnare la riconversione degli allevamenti verso attività etiche e sostenibili, oltre al divieto di esportazione per macellazione, impiego in spettacoli stressanti e utilizzo in sperimentazione scientifica. Una riforma che punta a mettere al centro la dignità dell’animale, non il suo valore commerciale.
Un cambiamento già in atto
I numeri raccontano un fenomeno in progressivo ridimensionamento: le macellazioni di equini sono calate negli ultimi anni, segno di una sensibilità sociale in crescita. Sempre più cittadini rifiutano l’idea che animali tradizionalmente considerati compagni di vita possano essere destinati al consumo alimentare.
Le resistenze
Non mancano le voci contrarie. Il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio ha richiamato il tema delle tradizioni gastronomiche locali, ricordando anche il recente riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale da parte dell’Unesco, come riportato da La Nuova Sardegna.
Ma la questione, per il movimento animalista, va oltre l’identità culinaria: riguarda il rapporto etico tra esseri umani e animali. Le tradizioni evolvono, così come evolve la coscienza collettiva.
Una scelta di coerenza
Riconoscere gli equidi come animali da affezione significherebbe allineare la legge a un sentire ormai diffuso nella società. È una scelta che parla di rispetto, di progresso e di responsabilità.
L’Italia ha oggi l’opportunità di compiere un atto di coerenza morale: trasformare una sensibilità crescente in norma giuridica, e affermare che la tutela degli animali non è un’opinione, ma un valore condiviso.