Una riforma che distrugge anni di progresso civile, che ignora la scienza e che mette a rischio non solo milioni di animali, ma anche l’equilibrio ecologico, la sicurezza dei cittadini e il futuro delle aree protette. È questa la denuncia unanime dell’Associazione Animalisti Italiani e delle principali associazioni animaliste e ambientaliste nazionali contro il disegno di legge proposto dal ministro Francesco Lollobrigida per modificare la legge 157/92 sulla tutela della fauna selvatica.
Il provvedimento si appresta a essere discusso dal Consiglio dei Ministri e, successivamente, sottoposto al vaglio della Commissione Europea. Lo avevamo già ampiamente contestato con una larga fetta dell’opinione pubblica e numerose forze parlamentari di opposizione. Noi Animalisti Italiani, insieme ad altre associazioni e alla testata giornalistica Il Fatto Quotidiano avevamo raccolto e consegnato al Governo oltre 55.000 firme per opporci al suddetto DDL . Si tratta di un palese tentativo di “svendere la natura ai cacciatori”, spingendo per un modello di gestione ambientale che strizza l’occhio al mondo venatorio.
“Questo disegno di legge – dichiara Walter Caporale, presidente di Animalisti Italiani Onlus – è un attacco brutale alla biodiversità, un favore vergognoso alle lobby dei cacciatori e dei fabbricanti di armi. La natura non è proprietà privata, non è un campo da gioco per chi vuole uccidere. Con questa riforma si straccia il principio costituzionale della tutela dell’ambiente e si nega ogni voce a chi difende gli animali e i diritti di chi vive la natura in modo pacifico”.
I punti critici del ddl sono numerosi e gravissimi: tra questi l’estensione delle aree cacciabili, la possibilità di cacciare anche in zone demaniali come spiagge e foreste, l’allungamento dei periodi venatori, la riapertura degli impianti di cattura per richiami vivi, la legalizzazione della caccia notturna e persino la possibilità di esercitare la caccia in aree innevate o in piena nidificazione. L’elenco delle specie cacciabili potrà essere ampliato per via politica, senza alcuna valutazione scientifica preventiva. ISPRA viene marginalizzata a favore di comitati tecnici nominati dalla politica.
“Il ministro – prosegue Caporale – ha la pretesa di far passare la caccia come tutela della biodiversità, ma chi conosce la scienza sa bene che è esattamente il contrario. Uccidere non è conservare. Sterminare animali selvatici non è equilibrio. Dietro a questa riforma non c’è l’interesse pubblico, ma un’ideologia violenta che riduce gli animali a bersagli mobili e il territorio a una riserva di caccia permanente”.
Animalisti Italiani ha scritto al Presidente della Repubblica e denuncia inoltre la totale assenza di confronto con il mondo ambientalista: nessuna consultazione seria, nessuna apertura al dialogo. Al contrario, una riforma scritta “nelle stanze dei fucili”, che rischia anche di aprire una nuova procedura d’infrazione da parte dell’Unione europea per violazione delle direttive comunitarie in materia di conservazione della natura.
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Invitiamo tutti i cittadini italiani a unirsi alla protesta, coinvolgendo il Presidente della Repubblica. Scrivetegli cliccando qui >>> www.quirinale.it/page/contatti
Oppure inviate il testo al seguente indirizzo:
A Sua Eccellenza
Sergio Mattarella
Presidente della Repubblica Italiana
Palazzo del Quirinale
00187 Roma
OGGETTO: Appello contro la riforma della legge 157/1992 sulla fauna selvatica – Richiesta di intervento
Egregio Signor Presidente,
mi rivolgo a Lei in qualità di cittadino/a profondamente preoccupato/a per il disegno di legge promosso dal Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, finalizzato alla riforma della legge n. 157 del 1992 sulla tutela della fauna selvatica.
Il provvedimento in oggetto contiene modifiche che mettono a serio rischio la biodiversità, la sicurezza dei cittadini e l’equilibrio degli ecosistemi italiani, contravvenendo ai principi sanciti dalla nostra Costituzione (art. 9 e art. 32), oltre che alle direttive europee in materia di conservazione della natura.
Il disegno di legge, fortemente sbilanciato a favore degli interessi venatori, prevede:
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l’estensione indiscriminata delle aree cacciabili, incluse spiagge e parchi naturali;
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la possibilità di cacciare in pieno inverno o in periodo di nidificazione;
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l’eliminazione di limiti sul numero di animali cacciabili e dei controlli;
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gravi rischi per la sicurezza pubblica, per la fauna e per chi frequenta i territori naturali per fini ricreativi o turistici.
Signor Presidente, è evidente il pericolo di una deriva incostituzionale, in cui la natura – bene comune riconosciuto dall’articolo 9 della Costituzione – viene trattata come proprietà privata a uso e consumo di una ristretta minoranza armata.
Le chiedo, con profondo rispetto istituzionale, di vigilare sul rispetto dei principi costituzionali e, qualora tale disegno di legge venisse approvato in violazione di essi, di esercitare le Sue prerogative rinviandolo alle Camere per una nuova deliberazione, come previsto dall’art. 74 della Costituzione.
Confido nella Sua autorevolezza e nel Suo impegno a tutela dei diritti delle generazioni presenti e future, nonché nella difesa del patrimonio naturale italiano, che è di tutti e non solo di chi lo vuole usare per uccidere.
Con gratitudine per il Suo servizio e con profondo rispetto,
[Nome e Cognome]
[Città] – [Provincia]
[Indirizzo email o recapito – opzionale]
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UN’URGENZA DEMOCRATICA E CIVILE
L’appello è chiaro: fermare questa riforma prima che diventi legge. Stiamo valutando mobilitazioni, campagne pubbliche, ricorsi nazionali e internazionali per bloccare un provvedimento che costituisce “l’attacco più grave mai sferrato alla fauna italiana”.
“Chi voterà questa legge – conclude Caporale – sarà responsabile del peggior disastro ambientale del nostro tempo. Noi non staremo a guardare: la voce della natura sarà la nostra voce. La vita non si svende, si difende. E non ci fermeremo fino a quando questa barbarie non verrà ritirata”.