Animalisti Italiani esprime profonda preoccupazione e sdegno per quanto accaduto al sig. Manuel Di Nunzio, destinatario di un’ordinanza ingiunzione del Comune di Ancona in relazione alla temporanea fuga del proprio cane, un animale adottato e sottratto alla vita di randagismo all’estero. Nel caso in esame, ci troviamo di fronte a un cittadino che ha dimostrato senso di responsabilità e amore verso il proprio cane: lo ha adottato, ha cercato di regolarizzarne la posizione anagrafica, lo ha custodito in un’area recintata presso il luogo di lavoro e, a seguito della fuga, si è immediatamente attivato per rintracciarlo, riuscendo a recuperarlo presso il canile e sostenendo tutte le spese di accalappiamento.
Nonostante ciò, l’Amministrazione comunale ha ritenuto di confermare una sanzione amministrativa particolarmente gravosa, senza valorizzare adeguatamente le circostanze concrete del caso, le difficoltà burocratiche incontrate, il carattere particolare dell’animale e la piena collaborazione del proprietario. Tutto questo configura, a nostro avviso, un precedente pericoloso, che rischia di scoraggiare l’adozione di cani randagi e la loro regolarizzazione, colpendo chi si comporta responsabilmente invece di intervenire sulle reali situazioni di abbandono e maltrattamento.
Riteniamo grave che, a fronte di una vicenda in cui non risultano danni a persone o cose, si sia preferito adottare un approccio meramente sanzionatorio, senza cogliere l’occasione per promuovere una cultura di tutela degli animali basata sulla collaborazione tra cittadini, associazioni e istituzioni.
Per queste ragioni, Animalisti Italiani annuncia che sosterrà il sig. Manuel Di Nunzio nel proporre ricorso avverso l’ordinanza‐ingiunzione del Comune di Ancona, affidando la tutela legale all’avv. Francesco Paolo Fornario, al fine di ottenere giustizia in questa specifica vicenda e affermare un principio più generale di equità e buon senso nell’applicazione delle norme relative alla detenzione e alla custodia degli animali.
Continueremo a vigilare su questo caso e su tutti i procedimenti analoghi, affinché la normativa a tutela degli animali non venga utilizzata in modo punitivo verso chi li salva e se ne prende cura, ma diventi realmente uno strumento di protezione e civiltà.
Dichiara l’avv. Francesco Paolo Fornario:
«come difensore del sig. Manuel Di Nunzio e su incarico di ANIMALISTI ITALIANI, ritengo profondamente ingiusta e sproporzionata l’ordinanza ingiunzione emessa dal Comune di Ancona in relazione alla temporanea fuga del suo cane, un animale adottato e sottratto alla vita di randagismo all’estero.
Siamo di fronte a un proprietario che ha sempre dimostrato senso di responsabilità: ha accolto un cane randagio, ha cercato di regolarizzarne la posizione anagrafica nonostante evidenti difficoltà burocratiche, lo ha custodito in un’area recintata presso il luogo di lavoro e, una volta accortosi della fuga, si è attivato immediatamente per ritrovarlo, riuscendo a recuperarlo presso il canile e sostenendo tutte le spese di accalappiamento.
In questo contesto, l’applicazione di una sanzione amministrativa di tale entità, senza una reale e approfondita valutazione delle circostanze concrete, del carattere particolare dell’animale e della condotta collaborativa del sig. Di Nunzio, appare non solo priva di equità, ma anche in contrasto con lo spirito di una normativa che dovrebbe incentivare le adozioni e la corretta gestione degli animali, non scoraggiarle.
Per queste ragioni, ho ricevuto mandato di proporre opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione, affinché il caso sia sottoposto al vaglio dell’autorità giudiziaria competente. Chiederemo che venga riconosciuto il carattere episodico e non doloso dell’accaduto, la tempestiva attivazione del proprietario per il recupero del cane e la totale assenza di danni a persone o cose, elementi che avrebbero dovuto indurre l’Amministrazione a una valutazione ben diversa.
Questa vicenda non riguarda solo il sig. Di Nunzio, ma tocca un principio più ampio: chi salva un animale, lo accoglie e se ne prende cura con responsabilità non può essere trattato alla stregua di chi lo abbandona o lo maltratta. È su questo terreno che intendiamo portare la nostra battaglia, con l’auspicio che si affermi un’interpretazione delle norme più aderente al buon senso, alla proporzionalità e alla tutela effettiva degli animali».